Notizie Salutari gennaio 2015

Notiziario periodico redatto dalla dott.ssa Fiamma Ferraro per Buteyko-Italia e riprodotto su autorizzazione


I bambini piccoli che dormono nello stesso letto dei genitori corrono un maggior rischio di diventare asmatici.

Uno studio recente condotto presso l’Università Erasmo da Rotterdam in Olanda pubblicato sull’European Respiratory Journal (Luijk M. Eur Respir J. 2014; doi:10.1183/09031936.00041714.), ha concluso (dopo un’indagine che ha coinvolto 6.160 madri ) che i bambini che avevano condiviso il letto dei genitori all’età di 24 mesi hanno maggiori probabilità di diventare asmatici all’età di 6 anni.

Studi come questo mettono ancora una volta in evidenza quanto sia difficile, quando si vede una correlazione tra due circostanze (ad es.l’asma e l’aver dormito da piccolo nel letto dei genitori) capire se sussista veramente un rapporto causa-effetto tra le due circostanze e, in caso affermativo, quale sia la causa e quale l’effetto.

Si potrebbe tuttavia ipotizzare che quando un bambino non dorme bene di notte (e quindi è possibile che abbia qualche disturbo gastrico, respiratorio, o che sia particolarmente ansioso ed agitato), i genitori, per farlo stare più tranquillo, tendono a farlo dormire con loro.

Se invece il bambino è tranquillo e dorme bene tutta lo notte, i genitori ovviamente preferiscono lasciarlo dormire nel suo letto.

Saremmo quindi in presenza di una correlazione in senso inverso: non è il fatto di aver dormito con i genitori che porta –per motivi non accertati- ad un maggior pericolo di sviluppare l’asma; è semmai il fatto di aver sofferto già in tenera età di una difficoltà di sonno, dovuta magari a qualche piccolo disturbo (che si evolve in seguito in un’asma vera e propria) ad indurre i genitori a far andare nel loro letto il bambino, per tranquillizzarlo e farlo dormire meglio.

I lettori che conoscono bene l’importanza del modo di respirare saranno peraltro ora giunti alla mia stessa conclusione: e cioè che i bambini diventati asmsatici a 6 anni probabilmente già all’età di 2 anni iperventilavano (e cioè respiravano in eccesso rispetto alle esigenze del momento) ed erano per questo motivo piuttosto nervosi ed irrequieti, il che induceva i genitori a farli dormire nel loro letto sperando così che si addormentassero più facilmente. Come i lettori ben sanno, e come ho messo in rilievo molte volte nel mio Notiziario, il nesso tra iperventilazione ed asma è ultraprovato da molti decenni, e sembra veramente strano che sia stato praticamente solo K. Buteyko a trarne, negli anni’60, le conseguenze pratiche per il trattamento dell’asma; ed è ancor più strano che ancora oggi non venga dedicata una sufficiente attenzione al modo di respirare in particolare dei bambini in crescita.

Sembrerebbe anzi che, con l’emergere di nuovi farmaci, l’attenzione verso questo fattore stia diminuendo, poiché decenni fa era maggiore il numero degli studi scientifici sull’argomenti.

Come ad es. quello sotto riportato, risalente al 1986 e pubblicato sul principale periodico medico americano (ved.sotto)

Sindrome da iperventilazione ed asma

Mi limito, senza ulteriori, non necessari commenti, a trascrivere in italiano parti dell’Abstract di questo studio (Hyperventilation syndrome and asthma Demeter SL, Cordasco EM, Am J Med.) 1986 Dec;81(6):989-94. ”…

"La sindrome dell’iperventilazione è un problema frequente e disabilitante…è noto che l’iperventilazione provoca una reazione asmatica. E’ stata effettuata una revisione retrospettiva di pazienti con sindrome di iperventilazione... La presenza dell’asma è stata constatata nell’80 % dei pazienti visitati in quanto sofferenti di iperventilazione…"

Vi è poi una grande quantità di studi che mettono in evidenza il nesso tra ipocapnia (carenza di CO2 inevitabilmente provocata dall’iperventilazione) ed una lunga serie di altri problemi di salute.

Qui sotto ne cito solo uno, a titolo di esempio :

Stäubli M et. al, "http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7875136"> Hyperventilation-induced changes of blood cell counts depend on hypocapnia, Eur J Appl Physiol Occup Physiol 1994;69:402-7

Bassi livelli di CO2 portano ad un aumento dei livelli di adrenalina

Nello studio sopra menzionato si mette in evidenza come in un gruppo di persone sane che era stato indotto ad iperventilare per 20 minuti i bassi livelli di CO2 provocati dall’iperventilazione hanno causato sia un aumento pari al 360 %(!) dell’adrenalina, sia un aumento dei trombociti (i quali, se in eccesso nel momento sbagliato possono provocare dei pericolosi coaguli di sangue).

Nel commento finale dello studio si scrive: "L’aumento dei livelli di adrenalina (causato da soli 20 minuti di iperventilazione) è impressionante ed è provato anche da altri studi. Risulta pertanto ancora più fondata l’ipotesi che, nei bambini menzionati nel primo studio, fosse proprio una loro tendenza ad iperventilare a causare un aumento dei livelli di adrenalina (ormone dello stress e dell’agitazione), e quindi a far sì che questi bambini, per riuscire a dormire, avessero bisogno essere presi in braccio e di restare nel letto dei genitori.

Ed il fatto che questi bambini siano poi a 6 anni diventati asmatici in misura notevole potrebbe appunto essere stato causato dalla loro abituale iperventilazione

La vitamina C può ridurre i sintomi respiratori connessi a broncocostrizione dopo l’attività fisica

Ed ecco, per finire, una revisione di vari studi, effettuata presso l’Università di Helsinki, Finlandia.

In questa revisione, pubblicata il 10 dicembre 2014 su"Allergy, Asthma & Clinical Immunology" si osserva che la vitamina C è effettivamente di aiuto in persone che soffrono di broncocostrizione e problemi respiratori causati da attività fisica.

E si conclude pertanto che “Data l’innocuità e basso costo della vitamina C appare ragionevole accertare se la vitamina C possa far bene, su base individuale, a persone che soffrono di broncocostrizione o problemi di respiro come la tosse o mal di gola dopo aver svolto un’intensa attività fisica.”

Indubbiamente la vitamina C può essere utile ma non posso anche qui fare a meno di osservare che un aumento dell’intensità del respiro, ovviamente normale, necessario e fisiologico quando si svolge un’intensa attività fisica, può a volte eccedere la misura necessaria e portare anche qui ad iperventilazione (e cioè ad un respiro ancora più intenso di quello che sarebbe utile e necessario per svolgere l’attività fisica in questione).

Sarebbe pertanto utile, oltre all’assunzione della vitamina C, fare attenzione anche al modo in cui si respira mentre si svolge questa attività fisica.

Avviso importante:

Tutti i notiziari qui riportati hanno solo scopo informativo e, anche se alla redazione ha partecipato un medico, non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, con approfonditi accertamenti.

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