Notizie Salutari novembre 2010

Notiziario periodico redatto dalla dott.ssa Fiamma Ferraro per Buteyko-Italia e riprodotto su autorizzazione

Ossigenazione dei tessuti

Sono da poco tornata dalla Germania, dove ho partecipato alla ”Medizinische Woche” (settimana medica) che ha luogo tutti gli anni in novembre a Baden-Baden, e che è considerata la più importante manifestazione europea (e del mondo) nel campo della medicina alternativa.

Sull’argomento vorrei ripetere quanto avevo scritto sull’argomento nel novembre 2007: “Tra i vari interventi e corsi ve ne sono stati alcuni, molto interessanti, dedicati a varie sostanze che provocano una migliore ossigenazione dei tessuti; peccato tuttavia che, come al solito, anche a Baden-Baden non si sia parlato di uno dei fattori principali per questa buona ossigenazione, e cioè del modo di respirare.”

Quest’anno non posso che ripetere questa considerazione. Tutti gli anni vedo anzi a Baden-Baden apparecchiature sempre più complesse, sofisticate (e costose!) dirette a migliorare, con vari meccanismi, l’ossigenazione dell’organismo. Ovviamente l’ossigenazione ottimale dei tessuti è un fattore fondamentale per il mantenimento/recupero della salute e non può che far piacere vedere come a questo fattore venga attribuita, in campo medico, un’importanza sempre maggiore. Fa piacere inoltre vedere come ci si renda sempre più conto del fatto che non serve a molto introdurre grandi quantità di O2 in alta concentrazione nei polmoni per migliorare l’ossigenazione dei tessuti.

Peccato tuttavia che non si diriga mai l’attenzione sui fattori fondamentali per migliorare questa ossigenazione, e cioè il modo di respirare e la CO2

Ovviamente non ho nulla contro queste apparecchiature; al contrario, ne uso una anch’io che, in particolare nei pazienti debilitati, è molto utile, ed anche in chi inizia il riaddestramento del respiro con il metodo Buteyko può in certi casi dare una utile accelerazione alla riossigenazione dell’organismo. Nella maggioranza dei casi tuttavia, per chi non è alle prese con consistenti problemi di salute, il metodo Buteyko (diretto appunto a conseguire, in base a principi fisiologici e scientifici assodati, una respirazione ottimale) pur non sostenuto né da ditte produttrici di macchinari né da ditte farmaceutiche, e quindi non ancora abbastanza conosciuto, è sufficiente per conseguire una buona ossigenazione di tutti i tessuti dell’organismo.

Anidride carbonica e coccodrilli

Questo abbinamento vi sembra strano? Ebbene: inizio con il riportare alcune frasi tratte da un articolo che avevo scritto tempo fa per un’ altra mia pubblicazione: “L’epidemia di influenza messicana ha recentemente sollevato nuovi allarmi tra il pubblico, sempre più preoccupato all’idea di “pandemie” che potrebbero essere diffuse da nuovi virus contro i quali mancano vaccini ed armi efficaci. Sollevano inoltre preoccupazioni anche dei batteri “vecchi” noti da tempo e divenuti resistenti agli antibiotici con i quali sono stati finora combattuti. …Si stanno negli ultimi tempi approfondendo le ricerche sul ruolo svolto nel sistema immunitario dai peptidi antimicrobici .. e un aiuto efficace potrebbe venire, a quanto pare, dai peptidi antimicrobici tratti da alcuni animali…

L’attenzione si è concentrata negli ultimi anni sui coccodrilli, anche a seguito del clamore sollevato tempo fa da un reportage della televisione britannica, (1) in cui si metteva in evidenza la resistenza di questi animali, in cui le ferite profonde, che si procurano azzannandosi, si rimarginano senza problemi anche se restano in paludi con acque marce. Il merito è, secondo alcuni ricercatori, appunto dei peptidi antimicrobici che si trovano nel sangue di questi animali, così come nelle rane, lucertole ed altri. In particolare nel sangue dei coccodrilli, è stata identificata una sostanza (“coccodrillina” ) molto attiva contro virus, batteri e funghi. A seguito di alcuni studi effettuati, sono stati già elaborati dei preparati, venduti all’estero come “integratori alimentari”.

Anche se in genere preferisco consigliare ai miei pazienti delle sostanze più provate e sperimentate, in caso di microbi resistenti ad ogni approccio potrebbe forse valere la pena (ovviamente con la consulenza di un medico esperto) di fare un tentativo anche con i coccodrilli e le rane!”

E veniamo ora all’anidride carbonica.

In un articolo di Hennakao Koniyama, del Medical Research Council di Cambridge, pubblicato nel gennaio 2009 sulla prestigiosa rivista inglese “Nature” si legge che i coccodrilli possono restare sott’acqua fino ad un ora e durante la permanenza sott’acqua si accumula nel loro sangue l’anidride carbonica, che poi si scioglie formando ioni di bicarbonato; questi ioni di bicarbonato si legano all’emoglobina, spiazzandone l’ossigeno, che diventa pertanto più disponibile per andare ad ossigenare i tessuti dell’organismo. Nel sangue umano invece, continua l’articolo, gli ioni di bicarbonato non si legano all’emoglobina, che pertanto rilascia il suo ossigeno con più difficoltà rispetto a quanto avviene nel sangue dei coccodrilli (e in effetti nel sangue umano l’anidride carbonica, pur facilitando con varie reazioni chimiche il rilascio dell’anidride carbonica dall’emoglobina, non spiazza direttamente, tramite gli ioni di bicarbonato, l’ossigeno dall’emoglobina in grande quantità).

I ricercatori di Cambridge hanno pertanto creato, con sangue umano e sangue di coccodrillo, un ibrido, un’emoglobina mezza umana e mezza “coccodrillesca” e, sebbene non si sia ancora arrivati a risultati concreti, il prof. H. Bunn, dell’Università di Harvard, osserva che “Si può già pensare ad una situazione di chirurgia in cui è difficile ossigenare il paziente e sarebbe molto utile avere a disposizione un’emoglobina in grado di scaricare l’ossigeno con un’efficienza superlativa”.

Quali conclusioni trarne? Innanzitutto anche questi studi confermano (fatto peraltro riportato in tutti i testi di fisiologia medica, anche se raramente se ne traggono le opportune conclusioni pratiche) il ruolo prezioso della CO2 (nella giusta quantità) per l’ossigenazione dell’organismo.

Inoltre, anche se nell’organismo umano la CO2 spiazza l’ossigeno dall’emoglobina, rendendolo libero di andare ad ossigenare i tessuti, in modo meno efficiente di quanto non avvenga nel coccodrillo, forse varrebbe la pena, (perlomeno in situazioni normali, in attesa che l’ibrido di emoglobina uomo/coccodrillo creato in laboratorio porti a risultati utilizzabili), di non dissipare, con una respirazione eccessiva, la preziosa CO2 che anche noi produciamo ed accumuliamo, pur in quantità minore di quella accumulata dai coccodrilli nella lunga permanenza sott’acqua.

Se abbiamo in noi una quantità sufficiente di CO2 allora, pur se in modo meno efficiente che nei coccodrilli, anche la nostra CO2 fa andare più ossigeno dal sangue ai tessuti.

(1) Documentario della BBC, “ The Secret Life of Crocodiles”. Sull’argomento ved anche : http://news.bbc.co.uk/hi/english/sci/tech/newsid_680000/680840.stm

Coccodrilli ed eczema

Dopo aver visto l’efficienza del sistema immunitario (peptidi antimicrobici) e della ossigenazione nell’organismo dei coccodrilli, vediamo ora un’altra notizia sempre collegata a questi animali.

A quanto pare una sostanza tratta dal grasso dei coccodrilli sarebbe in grado di combattere con straordinaria efficacia dei problemi, spesso resistenti a varie forme di terapia, come eczema, neurodermatite e psoriasi. Una ditta farmaceutica americana si trova nelle fasi finali delle sperimentazioni per immettere sul mercato una pomata basata sul grasso dei coccodrilli, e in Sud Africa nel frattempo, sulla base della considerazione che si tratta di una sostanza naturale-alimentare (in varie parti del mondo in passato si mangiava carne di coccodrillo, lucertole ecc.) si è già messo da tempo in commercio un olio di coccodrillo (ora diffuso anche in Europa) che a quanto pare starebbe dando ottimi risultati sia per gli eczemi nei bambini, sia anche per ferite che non si rimarginano e bruciature.

Anche se mi sembra preferibile in questa fase non usare questo olio di coccodrillo su ferite e lesioni aperte, nel caso di eczemi e pruriti allergici resistenti ad altre terapie potrebbe valere la pena (sentito ovviamente il proprio medico) di fare un tentativo con questo olio.

Allergie

In questa stagione le allergie respiratorie, particolarmente frequenti tra gli asmatici, danno un po’ di tregua e, come è noto, per avviare una efficace strategia antiallergica, occorre agire ora, prima che, nella tarda primavera, l’aria si riempia di pollini.

Una delle prime cose da fare è pertanto – come avrete indovinato - iniziare o riprendere con costanza gli esercizi di respirazione Buteyko.

Inoltre, per accelerare il risanamento, oltre ovviamente alle terapie classiche, sulle quali qui non mi soffermo, vorrei mettere in evidenza alcune terapie (considerate “alternative” ma a favore delle quali vi sono comunque degli studi clinici): una è la microimunoterapia, che mi sta dando risultati molto buoni, e la seconda è basata su preparati tedeschi diretti a ricostituire l’integrità della mucosa, sia quella delle vie respiratorie, sia quella del tratto intestinale (importante per le allergie ed intolleranze alimentari, in cui la reazione di allergia/intolleranza può essere dovuta anche al fatto che la mucosa intestinale, non integra, lascia passare nel sangue delle sostanze che non dovrebbero passarvi).

Avviso importante:

Tutti i notiziari qui riportati hanno solo scopo informativo e, anche se alla redazione ha partecipato un medico, non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, con approfonditi accertamenti.

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