Notizie Salutari luglio 2013

Notiziario periodico redatto dalla dott.ssa Fiamma Ferraro per Buteyko-Italia e riprodotto su autorizzazione

Un “progresso” nel trattamento della pressione arteriosa elevata?

Mi dispiace dover essere ripetitiva ma non posso fare a meno di ritornare a volte su quanto scritto in passato.

Nel Notiziario del novembre 2009, scrivevo: “Lascia perplessi un articolo recentemente apparso sulla stampa americana, con il titolo trionfalistico di “La FDA (organo statunitense di controllo di alimenti e trattamenti medici) approva il primo trattamento non-farmacologico dell’asma”. …..

Verrebbe spontaneo pensare che la FDA si sia finalmente accorta dei benefici che può apportare il Metodo non farmacologico Buteyko, che si è rivelato efficace anche in alcune sperimentazioni cliniche in doppio cieco, e che anche nel peggiore dei casi, se bene insegnato, non può far male, e che quindi, vista la mancanza di rischi e la non costosità, lo raccomandi ed approvi.

Ed invece … Sapete qual è il primo trattamento non farmacologico contro l’asma raccomandato dalla FDA?

Si tratta di una procedura detta "bronchial thermoplasthy", che viene eseguita introducendo nelle vie aeree degli asmatici, allo scopo di allargarle permanentemente, un broncoscopio, con il quale viene posizionata una sacca espandibile con 4 elettrodi che liberano energia termica che riduce la massa della muscolatura liscia bronchiale, sostituita nel tempo da tessuto cicatriziale.

Non mi sembra proprio una "terapia leggera"!

Perché non provare prima con il metodo Buteyko, che in sperimentazioni cliniche in doppio cieco ha dimostrato di poter ridurre dell'80% l'uso di broncodilatatori?”

Questa “cura leggera” che porta ad una distruzione di parte del tessuto bronchiale, è ora raccomandata anche dalla FDA, che la definisce come “la prima cura non farmacologica dell’asma”, ignorando un’altra cura non farmacologica e, questa sì,”leggera”, come il metodo Buteyko la cui efficacia per l’asma è stata clinicamente provata .“

Se riporto questa notizia che avevo commentato qualche anno fa è perché recentemente la stampa medica ha parlato di un prossimo nuovo trattamento “leggero”, non farmacologico, questa volta in relazione ad un altro problema di salute che, come l’asma, è molto diffuso ed in continuo aumento, e cioè la pressione arteriosa elevata.

Pochi mesi fa la stampa (ved. ad es. http://newsroom.heart.org/news/radio-waves-to-kidneys-lower-persistent-241739 ) ha infatti riferito in merito ad un nuovo trattamento in corso di sperimentazione finale in vari centri medici per questo problema.

Questo trattamento consiste nel bruciare, con onde radio, del tessuto nervoso intorno ai reni, tessuto nervoso che sarebbe iperattivo in chi soffre di pressione elevata.

Il team australiano che, presso l’Università di Melbourne, sta portando a termine gli studi su questa nuova procedura, osserva che si tratta di “ una procedura che potrebbe presto rivoluzionare il trattamento dell’ipertensione arteriosa, rendendo obsoleto l’uso dei farmaci”.

Non intendo certamente sminuire l’importanza di queste sperimentazoni, sia in relazione al’asma che alla ipertensione arteriosa; indubbiamente in alcuni casi, se non si riesce ad ottenere alcun effetto in altri modi, e quando divenga necessario ricorrere a farmaci che possono causare effetti secondari rilevanti, questo tipo di trattamento può in effetti costituire un progresso.

Mi domando tuttavia se forse, prima di bruciare e distruggere dei tessuti all’interno del corpo, non si possa tentare anche per l’ipertensione un trattamento consistente appunto nel cercare, con il metodo Buteyko, di regolarizzare il modo di respirare?

E’ vero che mentre vi sono numerose sperimentazioni in doppio cieco che provano l’efficacia di questo metodo per l’asma, per l’ipertensione arteriosa invece non ci sono ancora sperimentazioni scientifiche: vi sono tuttavia centinaia di pazienti che riferiscono in merito ai progressi ottenuti con Buteyko per normalizzare la pressione.

Ed anch’io, applicando il metodo Buteyko (con esercizi ovviamente di tipo diverso rispetto a quelli in genere impiegati negli asmatici) ho ottenuto risultati stupefacenti in numerosi casi.

E’ vero che i vari singoli casi e testimonianze non possono essere considerati come delle prove scientifiche quanto all’efficacia ma forse, prima di bruciare del tessuto nervoso non varrebbe la pena, nei casi non urgenti e gravi, di provare a regolarizzare la respirazione riducendo l’iperventilazione (in genere presente in chi soffre di ipertensione) con il metodo Buteyko che, nel peggiore dei casi (quando cioè non consente di ottenere miglioramenti ) purché effettuato bene, con una guida esperta e con controllo medico, perlomeno non fa certo male?

Cortisone e rischio di pancreatite

Un recente studio effettuato in Svezia (Glucocorticoid Use and Risk of Acute Pancreatitis. JAMA Internal Medicine, 2013; : 1 DOI: 10.1001/jamainternmed.2013.2737) dimostra che l’uso di cortisone (farmaco al quale anche numerosi asmatici sono costretti a ricorrere) aumenta considerevolmente il rischio di pancreatite acuta (una improvvisa, notevole infiammazione del pancreas, che in genere si risolve senza complicazioni ma che nel 15-20% dei pazienti può dar luogo a gravi problemi).

Nello studio i ricercatori hanno accertato che in chi aveva assunto cortisone in compresse anche solo per 3 giorni vi era un rischio maggiore (del 70%) di soffrire di un attacco di pancreatite acuta il che, osservano i ricercatori, dimostra indubbiamente l’esistenza di un nesso tra il cortisone in compresse e l’infiammazione acuta del pancreas.

Non voglio con questa notizia certo spaventare quegli asmatici che devono ricorrere al cortisone: per loro anzi vi è la notizia positiva che, a quanto accertato dagli stessi ricercatori, il cortisone assunto, come avviene per gli asmatici, in forma inalatoria con aerosol, non ha provocato alcun aumento del rischio di pancreatite.

Osservo tuttavia anche qui che vale la pena di provare, ovviamente con le dovute cautele e con controllo medico, ad eliminare l’iperventilazione con il metodo Buteyko, il che permette in genere gradualmente di arrivare ad una situazione in cui il cortisone non è più necessario.

Studi sul ruolo protettivo dell’ipercapnia

In vari numeri di questo Notiziario ho parlato di come il ruolo svolto dalla CO2 sia ben noto in campo medico e di come la somministrazione di CO2, diretta a provocare temporaneamente un’ipercapnia (livelli di CO2 più elevati della norma) sia spesso usata nella medicina d’emergenza,

Vedo ora a questo proposito un interessante articolo pubblicato nel 2010 su un periodico medico dedicato per l’appunto alla medicina d’emergenza. In questo articolo gli autori, dell’Ospedale pediatrico dell’Università di Toronto (ved. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2887152/pdf/cc8926.pdf) osservano che l’ipocapnia (e cioè livelli di CO2 nell’organismo più bassi del normale) è un fattore molto comune ed in genere sottovalutato, in numerose malattie, compresa l’asma, e che al contrario l’ipercapnia (livelli di CO2 più elevati del normale), oltre ad essere usata sempre di più nella medicina d’emergenza , può svolgere un ruolo benefico nella patogenesi delle infiammazioni e danni ai tessuti.

Nell’articolo, giustamente, si mettono in luce anche i pericoli che possono derivare dall’ipercapnia (in uno stato di salute ottimale infatti i livelli di CO2 non sono né troppo elevati né troppo bassi ma, per l’appunto, normali.

L’articolo continua ad esaminare gli effetti benefici ed i pericoli che, nelle varie situazioni, possono derivare da un eccesso di CO2 o da una carenza di CO2 (e, come si osserva nell’articolo, la carenza di CO2 è un fattore frequentemente presente e sottovalutato in numerosi casi) e conclude mettendo in rilievo che in futuro gli sforzi delle ricerche mediche dovrebbero essere focalizzati nell’aumentare la comprensione del ruolo svolto dall’eccesso o carenza di CO2 , in modo da portare ad un suo impiego razionale nelle cure dei pazienti in situazioni critiche.

Fa piacere vedere che un secolo dopo le prime scoperte e ricerche in questo campo, e mezzo secolo dopo che il Dr. Buteyko le ha collocate in un quadro organico, traendone le conclusioni pratiche per il riacquisto/mantenimento della salute, l’interesse per la CO2 in campo medico stia continuamente crescendo. Peccato però che tale interesse rimanga finora prevalentemente limitato alle situazioni d’emergenza in cui ovviamente la CO2, se del caso, deve essere somministrata artificialmente ed in quantità superiore a quella ottimale.

Peccato inoltre che, diversamente da quanto ha fatto Buteyko, non si pensi ad esaminare gli effetti sulla salute che,-quando c’è tempo ed è ancora possibile farlo- è possibile ottenere semplicemente normalizzando la respirazione e ristabilendo così dei livelli ottimali di CO2, né troppa né troppo poca.

Avviso importante:

Tutti i notiziari qui riportati hanno solo scopo informativo e, anche se alla redazione ha partecipato un medico, non intendono in alcun modo dare consigli medici, per i quali sarebbe necessario un esame medico individuale e di persona, con approfonditi accertamenti.

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